Venezia, cinema e cucina veneta — otto film da vedere con otto piatti da mangiare
Dal Festival del Cinema di Venezia alla tavola: ogni film ha il suo piatto, ogni piatto racconta la stessa storia.
Cinema e cucina — lo stesso linguaggio
Il Festival del Cinema di Venezia è una delle manifestazioni culturali più antiche e più affascinanti del mondo. Red carpet, proiezioni, premi, vip, dibattiti — e poi la laguna, i campielli, i bacari, i cicchetti. Venezia è una città che non si divide: la cultura alta e la cucina popolare convivono qui con una naturalezza che altrove fatica a esistere. È quasi inevitabile, allora, guardare i film in programma cercando un corrispondente gastronomico nella tradizione veneta. Non come trovata di marketing, ma come esercizio di lettura: i piatti, come i film, raccontano storie di equilibrio, contraddizione, identità, complessità.
Ecco otto accoppiate — otto film, otto piatti. Provatele e dite la vostra.
The King — Baccalà mantecato
David Michod adatta tre drammi storici di Shakespeare su Enrico IV ed Enrico V in un film di battaglie spettacolari e potere. Il re della tavola veneta non poteva che essere il baccalà mantecato: cotto nel latte, reso spumoso e vellutato, porta in sé una storia antica e una versatilità sorprendente. Solenne nella versione classica su crostini di polenta bianca, elegante e moderno su chips croccanti con un calice di Prosecco di Valdobbiadene. Shakespeare l'avrebbe apprezzato.
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The Truth — Risi e bisi
Hirokazu Kore-eda porta a Venezia la sua prima opera girata fuori dal Giappone, con Catherine Deneuve, Juliette Binoche ed Ethan Hawke. Una storia che non nasconde i suoi strati — li rivela con semplicità. Come i risi e bisi: piatto principe della tradizione veneta, che non maschera i sapori ma li esalta nella loro purezza. Riso e piselli, brodo e pancetta, niente di più. Ma quando è fatto bene è commovente.
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The Joker — Fegato alla veneziana
Todd Phillips costruisce un film psicologico sul fallimento, sulla follia, sulle contraddizioni dell'uomo. Il fegato alla veneziana è il piatto delle contraddizioni per eccellenza: l'amarognolo del fegato che si incontra con il dolce delle cipolle, una tensione continua che trova equilibrio solo nella cottura perfetta. Nessun altro piatto della cucina veneta racchiude tanta complessità in pochi ingredienti.
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The Laundromat — Fritole
Meryl Streep indaga una frode assicurativa nel film di Soderbergh — un mondo di apparenze, doppie identità e inganni eleganti. Le fritole veneziane sono il dolce del Carnevale, il periodo per eccellenza delle maschere e degli scambi d'identità: palline di pasta fritta, con pinoli e uvetta, ripiene di crema o zabaione. Non si sa mai cosa nascondano al loro interno. Vale la pena scoprirlo.
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Ad Astra — Polenta e schie
Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Donald Sutherland: un cast che unisce semplicità e classe in modo perfetto, su uno sfondo spaziale che declina moderno e classico con misura. La polenta e schie fa esattamente la stessa cosa: la semplicità solida della polenta bianca veneta si incontra con la delicatezza dei gamberetti di laguna, le schie, in un'accoppiata che sembra ovvia solo finché non la assaggiate. Poi capite tutto.
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Marriage Story — Bigoli in salsa
Noah Baumbach racconta la fine di un matrimonio: due protagonisti forti che cercano di non schiacciarsi a vicenda, dove l'equilibrio dei ruoli è tutto. I bigoli in salsa sono la metafora perfetta. I bigoli — pasta grossa, dura, di grano duro, con una personalità decisa — si confrontano con una salsa di cipolle e sarde altrettanto decisa. Quando lo chef li bilancia, il risultato è straordinario. Quando uno prende il sopravvento sull'altro, il piatto si perde. Come in un matrimonio, appunto.
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Seberg — Sarde in saor
Benedict Andrews racconta la storia vera di Jean Seberg, anni '60, sorvegliata dall'FBI per le sue simpatie verso i movimenti per i diritti civili. Un'anima ribelle in un mondo che vuole domarla. Le sarde in saor sono il piatto veneto più ribelle che esista: fritte e poi marinate nell'agrodolce di cipolle e aceto, con uvetta e pinoli, hanno un carattere indomabile. Migliorano riposando. Come certe persone.
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Waiting for the Barbarians — Zaeti
Ciro Guerra adatta il romanzo di Coetzee sull'immigrazione, il colonialismo e la paura dell'altro — di come certi stati costruiscano il terrore per far girare la testa ai propri cittadini. Gli zaeti, i biscotti veneti di farina di mais con uvetta, sembrano fragili. Inzuppati nel giusto bicchiere di vino rosso danno il meglio di sé — trovano forza nel contatto. Ma se la relazione è sbagliata, se si inzuppano troppo, si sbriciolano. È una buona metafora dell'integrazione: non si tratta di dissolversi, si tratta di trovare l'equilibrio.
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