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Pandoro contro Panettone la sfida continua!

Non si può essere obiettivi in fatto di gusti alimentari, e così se mi chiedete di scegliere tra pandoro e panettone debbo per forza dare il mio voto a quest’ultimo, ma a casa i miei figli prediligono il pandoro, ricoperto di zucchero a velo, e scaldato al tepore del caminetto acceso

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Pandoro contro Panettone — la sfida che divide l'Italia ogni Natale

Due dolci, due città, due caratteri opposti. E una domanda che ogni famiglia italiana si pone almeno una volta all'anno.

Una questione di carattere

Non si può essere obiettivi quando si parla di pandoro e panettone. È impossibile, e non vale nemmeno la pena provarci. I gusti alimentari sono uno degli ultimi bastioni del soggettivismo assoluto, e il Natale — con tutto il suo carico di memoria, famiglia, caminetti accesi e tombolate — amplifica ogni preferenza fino a trasformarla in identità. Chi è pandoro è pandoro. Chi è panettone è panettone. Raramente ci si converte.

Eppure, messa da parte la fedeltà istintiva, c'è una storia affascinante dietro entrambi. Una storia che parla di Roma imperiale, di pasticceri veronesi con il senso della forma, di lavapiatti milanesi con l'ingegno dei grandi inventori accidentali. Vale la pena raccontarla — anche solo per trovare nuovi argomenti nella disputa natalizia di famiglia.

Il Pandoro: le radici più antiche

Il pandoro vanta origini molto più antiche del suo rivale. Nel I secolo d.C., Plinio il Vecchio cita in uno scritto un pane dolce preparato con fiori di farina, burro e olio — e l'autore di quella preparazione sarebbe stato un cuoco di nome Vergilius Stephanus Senex, ispirato, chissà, da qualche divinità gastronomica dell'epoca. Quel panis antico non aveva ovviamente nulla della consistenza soffice e dello zucchero a velo che associamo oggi al pandoro — ma l'intenzione era già lì: un pane nobile, fatto con ingredienti pregiati, destinato a distinguersi.

C'è poi la tradizione medievale veneziana del Pan de Oro, il pane dorato del XIII secolo servito sulle tavole dei nobili della Serenissima, che molti storici della gastronomia indicano come antenato diretto del dolce veronese. Da Venezia a Verona il passo è breve — e fu a Verona che il pandoro trovò la sua forma definitiva.

Sapevi che

Il pandoro moderno nacque ufficialmente il 14 ottobre 1894, quando il pasticcere veronese Domenico Melegatti ne depositò il brevetto. La caratteristica forma a stella a otto punte fu ideata con la collaborazione del pittore impressionista Angelo Dall'Oca Bianca, che contribuì al progetto della sagoma dello stampo. Arte e pasticceria, dunque, fin dall'inizio.

Pandoro veronese con zucchero a velo
Il pandoro nella sua forma stellare a otto punte — un brevetto del 1894, una forma nata dalla collaborazione tra un pasticcere e un pittore.

Il Panettone: l'invenzione accidentale di Toni

Le origini del panettone sono avvolte in una leggenda milanese tramandata oralmente per generazioni, e come tutte le leggende gastronomiche merita di essere raccontata anche se non verificabile storicamente. Siamo alla corte di Ludovico il Moro, Milano, fine del Quattrocento. Il cuoco di corte brucia il dolce destinato al banchetto natalizio. Un lavapiatti di nome Toni — o Ton, nelle versioni più dialettali — recupera un impasto di avanzi che aveva messo a lievitare per sé: farina, burro, uova, scorza di cedro, uvetta. Lo porta in tavola. Ha un successo straordinario. I commensali chiedono il nome: l'è el pan del Toni, il pane di Toni. Da lì, per contrazione, panettone.

Leggenda o meno, il panettone milanese moderno è il risultato di secoli di raffinamento tecnico. La lievitazione naturale con pasta madre, la lunga maturazione dell'impasto, la struttura filante e alveolata della pasta — sono conquiste che i grandi maestri pasticceri milanesi hanno perfezionato nel corso del Novecento, trasformando un dolce popolare in uno dei prodotti da forno più complessi e ambiziosi della tradizione italiana.

La ricerca dice

Un panettone artigianale di qualità richiede tra le 36 e le 72 ore di lavorazione totale, con almeno due impasti separati e lunghi tempi di lievitazione a temperatura controllata. La pasta madre usata dai grandi maestri pasticceri è spesso mantenuta viva da decenni — in alcuni casi tramandata di generazione in generazione come un bene di famiglia. *(Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano)*

Pandoro o panettone — e perché non è una domanda oziosa

La contrapposizione tra i due dolci dice qualcosa di reale sulle due anime della cucina italiana. Il pandoro è puro, monocromatico, soffice e dorato — non chiede nulla a chi lo mangia, non pone condizioni. La sua dolcezza è immediata, avvolgente, senza sorprese. È il dolce del conforto assoluto.

Il panettone è più complesso, più esigente. I canditi dividono, l'uvetta divide, la struttura alta e umida divide. Ma quando è fatto bene — con pasta madre viva, ingredienti di qualità, tempi rispettati — ha una profondità di sapore che il pandoro, per tutta la sua bontà, non raggiunge. È il dolce di chi vuole essere sorpreso.

In casa, naturalmente, vince chi urla di più. E va benissimo così.

In pratica

Per riconoscere un panettone artigianale di qualità, controllate gli ingredienti sull'etichetta: burro (non margarina), pasta madre (non lievito di birra), scorze di agrumi candite (non aromi artificiali). Un panettone fatto bene pesa più di quanto sembri, ha una cupola regolare e liscia, e profuma di burro e agrumi — non di vanillina.

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